Poker Face
Published on gennaio 31, 2011 by admin · No Comments
Washington – Un nuovo studio della Rice University, l’Università di Toronto e la Purdue University rivela che la cosiddetta “Poker Face” non fa bene alla salute; secondo quanto riportato nella comunicazione preliminare dei dati “ Più si è costretti a trattenere le emozioni e maggiore è la possibilità che queste prendano il sopravvento sullo stato emotivo di una persona”.
Le persone che lavorano come, operatori sanitari, assistenti sociali, avvocati e funzionari di polizia sono tenuti a conservare i loro sentimenti in bottiglia, e quindi possono avere meno energia da dedicare ai loro compiti. : ”Ci vuole energia per sopprimere le emozioni, quindi non è sorprendente che i lavoratori che devono rimanere “impassibili” si stanchino più facilmente o sviluppino un’avversione al lavoro maggiore rispetto agli altri. Più energia si spende a controllare le emozioni, meno energia si utilizza per il lavoro che si deve compiere “ ha dichiarato Daniel Beal della Rice.
Lo studio ha aggiunto che coloro che interagiscono con una persona inespressiva , hanno la tendenza a mostrare un atteggiamento meno cordiale o addirittura aggressivo; la ricerca è stata condotta in diversi “ambienti”, con lavoratori che mantenevano un comportamento distaccato ed altri con un comportamento assolutamente cordiale ed è risultato che i secondi hanno ricevuto maggiori feedback positivi, rispetto ai primi. In definitiva questo studio ha supportato l’idea che un atteggiamento “neutrale” o “inespressivo”, richieda automaticamente la soppressione delle emozioni e come conseguenza una minore resistenza al lavoro ed una minore propensione verso gli altri.
Discorso molto simile può essere fatto per i giocatori di poker , anche se lo studio non ha preso in considerazione direttamente la professione di poker players; questi sportivi diventano con il tempo dei veri e propri maestri nell’arte della dissimulazione, anche se in questo caso non c’è un profondo distacco tra il lavoro svolto e l’atteggiamento emotivo. Tuttavia ci sono svariati punti di contatto tra il poker e questo studio. Prima di tutto è ovvio come manchi nel poker la problematica sulla risposta dell ”altro”, visto che di solito si tratta dell’avversario e che si tende a provocare determinati atteggiamenti. Tuttavia il problema della costrizione delle emozioni potrebbe essere alla base sia dei comportamenti aggressivi di alcuni giocatori, sia dei crolli emotivi di altri, fornendo una base scientifica a quello che fin’ora è stato ritenuto solo “showbiz”!.
Lo studio sarà pubblicato nel prossimo numero del Journal of Applied Psychology.
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